Svegliati Casini

Pier Ferdinando Casini da tempo prova a esibire un piglio anti demagogico e invita i partiti a non inseguire i “grillini sul terreno della protesta illusionistica”, impegnandosi invece ad un’azione costruttiva a sostegno dell’azione del governo. Sostiene anche – e lo ha fatto in particolare due giorni fa in un’intervista al Corriere della Sera – che bisogna passare dalle “coalizioni contro” alle “coalizioni per”.
20 AGO 20
Immagine di Svegliati Casini
Pier Ferdinando Casini da tempo prova a esibire un piglio anti demagogico e invita i partiti a non inseguire i “grillini sul terreno della protesta illusionistica”, impegnandosi invece ad un’azione costruttiva a sostegno dell’azione del governo. Sostiene anche – e lo ha fatto in particolare due giorni fa in un’intervista al Corriere della Sera – che bisogna passare dalle “coalizioni contro” alle “coalizioni per”. Benissimo, per quel che riguarda le premesse di un ragionamento politico. Le conclusioni cui arriva sono però peggio che deludenti. Sulla coalizione moderata, di cui dovrebbe essere un costruttore fondamentale, Casini si limita a fare la caccia all’errore, a criticare gli appelli altrui senza delineare uno straccio di proposta coinvolgente. Sembra sia convinto che ai moderati toccherà “saltare un giro”, il che è possibile, ma rende ancora più urgente l’esigenza di dare a quell’area una prospettiva e un radicamento. La chiave della sua posizione sta nella sua convinzione che “Bersani è troppo intelligente per pensare di governare con Vendola e di Pietro”.
E’ a quel punto, quando la crisi politica si sarà consumata fino al limite dell’ingovernabilità, che Casini vede un proprio ruolo, o meglio un suo modesto vantaggio di posizione, magari come sostenitore dall’esterno della parte riformista di una confusa coalizione di sinistra. Casini aveva letto correttamente la situazione dei moderati dopo le amministrative, descrivendola come un cumulo di macerie. E dalle macerie, si sa, ci si libera con una faticosa ricostruzione. Casini sembra invece intenzionato a limitarsi a sopravvivere allo tsunami, per lucrare poi da un ruolo caudatario con qualche strapuntino di governo. Eppure, per salvare i moderati, Casini una strada, chiara, ce l’avrebbe di fronte: impegnarsi per mettere insieme il “Tutti per l’Italia”, dare basi politiche serie a uno sforzo unitario utile a contrastare i terribili rischi che corre il paese e metterci la faccia, senza nasconderla, nella ricostruzione del centrodestra italiano. Basterebbe poco in fondo, ma chissà perché una sveglia Casini non riesce a darsela. Peccato.